Quando i diritti dei bambini figli di genitori detenuti entrano all’ONU: il contributo di Lavori in Corso e CIC
Il nostro contributo al Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia
Nel corso dell’estate Lavori in Corso APS ha lavorato al fianco di Children of Incarcerated Caregivers (CIC) ,un’organizzazione non governativa statunitense che nasce per tutelare i diritti e il benessere dei bambini con genitori o persone di riferimento in carcere, per redigere un documento destinato al Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia. Il testo, che alleghiamo qui integralmente, fa parte del List of Issues Prior to Reporting (LOIPR) che aprirà la prossima sessione di monitoraggio dell’Italia da parte delle Nazioni Unite. È un passo importante per la tutela dei diritti dei bambini che vivono in carcere con le loro madri – e per ribadire che, anche da una realtà locale come la nostra, è possibile contribuire al dibattito internazionale.
Perché questo intervento?
Fino ad aprile 2025 l’articolo 146 del codice penale italiano prevedeva il differimento obbligatorio dell’esecuzione della pena per le donne in gravidanza e per le madri di bambini sotto l’anno di età. Questa norma garantiva ai neonati di non crescere in carcere e permetteva alle madri di rimanere nella comunità durante la fase più delicata dello sviluppo. Con il Decreto‑legge 12 aprile 2025, n. 48, questa tutela è stata sostituita da un regime discrezionale: il giudice può ancora concedere il rinvio, ma i criteri sono vaghi e centrati sul reato commesso, non sul benessere del bambino. Inoltre le strutture alternative sono poche: esistono solo quattro ICAM (Istituti a custodia attenuata per madri) in tutto il Paese, e quello di Lauro – l’unico nel sud – non è operativo.
Queste scelte normative, adottate in fretta e senza adeguata consultazione, rischiano di aumentare il numero di bambini che vivono in carcere con le loro madri o che vengono separati da loro senza garanzie di tutela. Come evidenziato nel documento, l’Italia non ha ancora integrato in maniera coerente il principio del migliore interesse del minore in tutte le sue decisioni e non ha fatto progressi significativi nel contrasto alla discriminazione, che colpisce in particolare le comunità rom e altre minoranze.
Cosa chiediamo al Comitato
Nel contributo chiediamo al Comitato di formulare una serie di domande alle autorità italiane, fra cui:
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Se e come il Parlamento abbia considerato il benessere dei bambini quando ha riformato la legge.
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Quali misure si stanno prendendo per ampliare e adeguare gli ICAM e per garantire condizioni dignitose alle madri e ai loro figli.
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Che formazione ricevono gli agenti penitenziari per lavorare con bambini in carcere e se le madri hanno accesso a programmi educativi e riabilitativi adeguati.
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Se esistono piani per investire in alternative comunitarie e case‑famiglia che evitino la detenzione.
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Come saranno valutati i casi in cui si decide di revocare il differimento e separare madre e bambino.
Queste domande non sono tecnicismi: sono strumenti per rendere visibili le conseguenze che le scelte legislative hanno sui bambini e per impegnare il Governo a fornire risposte puntuali.
Il ruolo di Lavori in Corso
Nel documento presentato all’ONU, abbiamo potuto portare la nostra prospettiva di operatori sul campo. Lavori in Corso è un’associazione di promozione sociale basata nel sud Italia. Fondata da professionisti del diritto, dell’educazione e del lavoro sociale, collabora con il sistema di giustizia minorile e familiare, con gli istituti penitenziari, le scuole e i servizi sociali. Coordiniamo interventi psicoeducativi per i figli di persone detenute, sosteniamo la genitorialità durante la detenzione e promuoviamo alternative comunitarie che tengano al centro l’interesse del bambino. Siamo anche attivi nell’advocacy, nella sensibilizzazione e nella formazione.
La collaborazione con CIC in questo contributo dimostra che le esperienze maturate in Puglia possono dialogare con reti internazionali e diventare un riferimento per chi, in Italia e all’estero, si occupa di giustizia e di empowerment femminile. Il nostro motto “progettiamo vite libere” non si limita ai progetti locali: significa costruire politiche e pratiche che consentano ai bambini di crescere in libertà e ai loro genitori di prepararsi a un futuro diverso.
Leggi il documento completo
Invitiamo chi segue il nostro lavoro – operatori del settore, istituzioni, cittadini – a consultare il documento completo, che trovate in allegato. Più siamo a conoscere e a condividere queste istanze, più sarà difficile ignorarle. Continueremo a lavorare affinché i diritti dei bambini con genitori detenuti siano difesi in ogni sede, dal tribunale locale alle Nazioni Unite.