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Dall’Oregon a Biccari: quando il carcere prepara alla libertà

Lavori in Corso incontra Joe Saltarello e Heidi Miller-Saltarello dell’Oregon Department of Corrections. Un confronto su lavoro, relazioni e cultura penitenziaria apre un nuovo ponte tra i Monti Dauni e gli Stati Uniti.

Può un carcere essere più sicuro proprio perché le persone che lo abitano sono più attive, responsabilizzate e coinvolte?

È una delle domande che portiamo a casa dall’incontro avvenuto a Biccari il 5 agosto 2026 tra Lavori in Corso APS e Joe Saltarello e Heidi Miller-Saltarello, due professionisti dell’Oregon Department of Corrections, che conoscono il sistema penitenziario americano dall’interno e da prospettive differenti: quella dell’organizzazione e delle persone che vi lavorano e quella della salute in carcere.

A incontrarli, per Lavori in Corso, sono stati il presidente Umberto Di Gioia e la direttrice, Antonietta Clemente.

L’occasione è nata grazie a don Leonardo Catalano, da tempo vicino alla missione dell’associazione e protagonista di un paziente lavoro di costruzione di relazioni tra Biccari e gli Stati Uniti. Una rete che negli anni ha trovato nella musica uno dei suoi linguaggi più efficaci, anche attraverso il Biccari Music Festival, e che questa volta ha fatto incontrare esperienze maturate dentro due sistemi penitenziari molto lontani.

Dall’Oregon, un carcere in movimento

Joe e Heidi ci hanno raccontato The Oregon Way, il percorso attraverso il quale l’Oregon Department of Corrections sta lavorando per trasformare la cultura penitenziaria, anche grazie al confronto con l’esperienza norvegese.

Relazioni, responsabilizzazione, formazione, benessere del personale e sicurezza dinamica sono parti di una stessa visione: l’umanizzazione non come alternativa alla sicurezza, ma come uno degli strumenti per costruirla.

Il lavoro ne è un esempio particolarmente concreto.

In Oregon, la Costituzione prevede che le persone detenute siano impegnate a tempo pieno, per 40 ore settimanali, in lavoro, formazione professionale e attività educative. Una parte del sistema passa attraverso Oregon Corrections Enterprises e attraverso un meccanismo di acquisti pubblici che riconosce priorità ai beni e ai servizi prodotti nell’ambito del lavoro penitenziario.

Il risultato non è soltanto produttivo.

È un modo diverso di pensare il tempo della pena: lavorare, apprendere, acquisire competenze, mantenere responsabilità e preparare il ritorno nella comunità.

Ed è difficile ascoltare questo racconto senza pensare all’Italia, dove il lavoro continua a riguardare soltanto una parte della popolazione detenuta e resta una delle grandi promesse incompiute della funzione rieducativa della pena.

Quando le esperienze diventano conoscenza

Per Lavori in Corso questo confronto arriva in un momento importante.

Da quasi vent’anni l’associazione lavora dentro e intorno al carcere, concentrando progressivamente il proprio intervento su genitorialità detenuta, relazioni familiari e diritti dei figli.

Anni trascorsi accanto a bambini e famiglie, ma anche in dialogo con personale penitenziario, istituzioni, scuola, servizi e territorio, hanno prodotto un patrimonio di esperienza che oggi LIC vuole sistematizzare, studiare e mettere a confronto con ciò che accade fuori dall’Italia.

«Il confronto con l’Oregon ci ricorda che il carcere non cambia attraverso una singola buona pratica», osservano Antonietta Clemente e Umberto Di Gioia. «Cambia quando cambia lo sguardo dell’intero sistema: sul tempo della pena, sulle relazioni, sul lavoro, sulle famiglie. Conoscere esperienze diverse ci permette anche di comprendere meglio la nostra e di trasformare ciò che abbiamo imparato sul campo in un metodo.»

È forse questo il valore più interessante dell’incontro di Biccari.

Joe e Heidi ci hanno permesso di guardare dall’interno un sistema lontano dal nostro. Lavori in Corso ha portato al tavolo un’altra prospettiva: quella maturata in quasi vent’anni di lavoro sulle conseguenze che la detenzione produce oltre la persona condannata, dentro le relazioni e nelle vite dei figli.

L’incontro con Joe e Heidi ci lascia soprattutto una domanda: quanto del tempo trascorso in carcere stiamo davvero trasformando in futuro?

È su questo che Lavori in Corso vuole continuare a lavorare, mettendo quasi vent’anni di esperienza a confronto con le pratiche più interessanti anche fuori dall’Italia.

Perché una pena ha senso se prepara il dopo. Nel lavoro, nelle relazioni, nella vita.