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Festa del Papà in carcere: quando i legami diventano responsabilità

Ci sono luoghi in cui la parola “famiglia” si fa fragile.
E altri in cui rischia di scomparire del tutto.

Il carcere è uno di questi.

Eppure è proprio lì che il tema dei legami familiari assume un valore decisivo: non solo sul piano affettivo, ma anche su quello educativo, sociale e giuridico.

In occasione della Festa del Papà, Lavori in Corso APS ha realizzato un intervento all’interno della Casa Circondariale di Foggia, nell’ambito del progetto
“Famiglie più forti, società più sicure”, sostenuto con i fondi 8×1000 della Chiesa Valdese.

Un’azione semplice nella forma, ma costruita con una precisa intenzionalità: riportare al centro il tema della paternità e del legame con i figli, anche dentro il contesto detentivo.


Un’azione pensata per tutti

A differenza di molte attività rivolte a gruppi ristretti, abbiamo scelto di coinvolgere l’intera popolazione detenuta.

Circa 700 persone sono state raggiunte attraverso:

  • una mostra tematica sul valore della paternità
  • la distribuzione di materiali simbolici (cartolina, lettera, caramelle)
  • uno spazio di espressione libera, la “Scatola delle parole che contano”

L’obiettivo non era organizzare un evento, ma attivare una riflessione diffusa, accessibile a tutti.


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La mostra: immagini che riattivano il legame

La mostra è stata pensata come uno spazio essenziale e diretto.

Immagini, parole, disegni: elementi semplici, ma capaci di:

  • evocare il ruolo genitoriale
  • richiamare la presenza dei figli
  • stimolare un pensiero personale

In un contesto in cui il tempo è sospeso, abbiamo provato a riattivare il tempo della relazione.


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La scatola delle parole: uno spazio di espressione

Accanto alla mostra è stata collocata una scatola, accessibile a tutti.

Un invito semplice:
scrivere un pensiero, una parola, un messaggio per i propri figli.

Molti uomini si sono fermati.
Alcuni hanno scritto.
Altri hanno letto.

Non tutto è misurabile.
Ma è in questi passaggi che si apre uno spazio diverso:
quello in cui una persona detenuta torna a pensarsi come padre.


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Perché lavorare sulla paternità in carcere

Il lavoro sulla genitorialità non è un elemento accessorio del percorso detentivo.

È un fattore centrale:

  • nella responsabilizzazione della persona
  • nella costruzione di percorsi di cambiamento
  • nella riduzione della recidiva
  • nella tutela dei diritti dei figli

Intervenire sui legami significa intervenire sulla possibilità di futuro.


Un lavoro costruito insieme, con una regia chiara

L’iniziativa è stata possibile anche grazie alla collaborazione con il CSV Foggia e al contributo dei volontari coordinati dalla associazione Genoveffa De Troia, che hanno supportato la realizzazione operativa dell’intervento.

Un lavoro di rete, dunque, ma con una regia precisa: quella di un progetto strutturato, pensato per generare impatto e continuità.


Un primo passo, non un punto di arrivo

Questa azione rappresenta l’avvio di un percorso più ampio.

Il progetto proseguirà con attività dedicate al sostegno della genitorialità, alla responsabilizzazione e al rafforzamento dei legami familiari tra carcere e territorio.

Perché il lavoro educativo, per essere efficace, ha bisogno di continuità e visione.


Il senso del progetto

“Famiglie più forti, società più sicure” non è uno slogan.

È una linea di intervento chiara:
rafforzare i legami familiari per costruire maggiore sicurezza sociale.

Nel carcere entrano ogni giorno storie interrotte.

Ma non tutte sono perdute.

Lavorare sui legami significa riconoscere la complessità, restituire responsabilità e creare condizioni concrete di cambiamento.

È da qui che si costruiscono percorsi di libertà.


L’iniziativa è stata realizzata da Lavori in Corso APS nell’ambito del progetto “Famiglie più forti, società più sicure”, sostenuto con i fondi 8×1000 della Chiesa Valdese, in collaborazione con la Casa Circondariale di Foggia.