“Oggi mi sono sentita viva”
Festa della Mamma nella sezione femminile della Casa Circondariale di Foggia
Ci sono luoghi in cui il tempo sembra fermarsi.
E poi ci sono mattine in cui, anche dentro il carcere, qualcosa torna a muoversi.
In occasione della Festa della Mamma, Lavori in Corso APS ha realizzato un laboratorio dedicato alle donne detenute della Casa Circondariale di Foggia, nato attorno a un tema semplice solo in apparenza: la cura di sé.
Non un’attività estetica.
Non un momento ricreativo.
Ma uno spazio in cui tornare, anche solo per qualche ora, a percepirsi persone, donne, madri.
Erano circa trenta, di età diverse, con storie diverse, accomunate però da quella frattura silenziosa che il carcere spesso produce: quella tra identità personale e identità detentiva.
Per molte di loro, la maternità è un luogo pieno di dolore, distanza, nostalgia e senso di colpa. Eppure, proprio lì, in quella stanza, si è aperto qualcosa.

Attraverso piccoli gesti di cura, materiali semplici, parole condivise e un laboratorio esperienziale guidato dall’operatrice olistica Michela Granatiero, le partecipanti hanno iniziato lentamente a raccontarsi, a riconoscersi, a guardarsi di nuovo.
C’è chi ha parlato dei figli.
Chi della propria infanzia.
Chi non riusciva quasi più a ricordare l’ultima volta in cui qualcuno si fosse preso cura di lei senza chiedere nulla in cambio.
Le frasi arrivate alla fine dell’incontro raccontano più di qualsiasi descrizione tecnica:
“Oggi mi sono sentita viva.”
“Mi sono sentita accolta.”
“Ho ricordato di essere donna e non solo detenuta.”
“Mi piacerebbe incontrarvi anche dopo.”
In pochissimo tempo, un gesto semplice come preparare e stendere una maschera viso all’argilla è diventato altro: occasione di contatto umano, leggerezza, ascolto reciproco, riconnessione con il proprio corpo e con la propria storia.

Le voci si sono sovrapposte.
Sono arrivati sorrisi.

Qualcuna ha chiesto di poter continuare.
Ed è forse proprio questo il dato più importante.
Perché chi lavora ogni giorno nei contesti detentivi sa bene che il carcere non produce solo privazione della libertà: produce spesso perdita di sé, abbassamento dell’autostima, anestesia emotiva, difficoltà a immaginarsi ancora degne di relazione, ascolto, futuro.
Per questo costruire spazi di umanità non è un dettaglio.
È un lavoro educativo, relazionale e sociale profondo.

Antonietta Clemente, founder Lavori in Corso aps. , Teresa Caldara, educatrice Casa Circondariale di Foggia, Maria del Vecchio, mediatrice familiare Lavori in Corso aps, Michela Granatriero, operatrice olistica Lavori in Corso aps
L’iniziativa è nata all’interno di un confronto condiviso con l’area educativa della Casa Circondariale di Foggia e la capo aera trattamentale, dott.ssa Paola Errico, che hanno accolto con sensibilità la proposta di dedicare uno spazio specifico alle donne detenute in occasione della Festa della Mamma.
L’attività si inserisce inoltre nel più ampio percorso che Lavori in Corso APS sta realizzando all’interno dell’Istituto attraverso il progetto “Famiglie più forti, società più sicure”, sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, dedicato al rafforzamento delle relazioni familiari, della genitorialità e del benessere relazionale in ambito detentivo.
Un lavoro che oggi sente sempre più forte anche la necessità di aprire una linea specifica dedicata alle donne detenute, alle loro fragilità, ai loro bisogni relazionali ed emotivi, alla loro identità femminile e materna.

Dott.ssa Teresa Caldara, educatrice della CC Foggia. Mari Del Vecchio, mediatrice familiare Lavori in Corso aps
Perché nessuna persona dovrebbe essere ridotta soltanto al proprio reato.
E nessuna donna dovrebbe dimenticare di essere ancora una persona degna di cura, ascolto e possibilità.
Forse questa mattina non ha cambiato il carcere.
Ma ha ricordato a qualcuno, almeno per qualche ora, di essere ancora viva